Ma cosa importa alla gente della nostra vita?

Quando il troppopieno nelle mani
rintocca nella nicchia dei per sempre
ogni surreale s’arrende al mito.
I folletti scalciano la notte, il sonno s’affanna
in un impeto arguto, che
rasenta il suolo delle certezze.
È il luogo dei sogni – amore
quell’altalena sghemba che trascina per terra i piedi
e tu, a occupare un posto storto, per tentar di volare.
S’affaticano ormai gli occhi, s’arrendono ai giorni svelti
nessuna corona sulle aspettative
corrispondenze strabiche, sonori dissensi.
Ma cosa importa alla gente della nostra vita?
Vorremmo solo un cerchio, il nostro tempo.
Ché un orologio non rintocchi ogni ora
laddove le creazioni possano arrestarsi
sulle ginocchia flesse
sulle spalle arrotondate
sulla nostra immagine sana
-simmetria sterile.
Se guardi il cielo, sai, ormai
c’è l’infinito mediocre dell’immenso
e ogni cuore descritto come fosse unico.
Quanti poeti al mondo, quanta strada scoscesa
quanta rassegnazione
rapide, che uccidono sì belle agl’occhi
fossero schianti le onde, fossero docili gli scogli
dove s’infrange inalberato il mare
come intorno a una coscienza
designata via di sola andata, viaggio senza ritorno.
Avresti immaginato che
tra labbra e mani ci fosse l’eterno?
Ah! Se bastassero solo i corpi uniti a divenire
il tuttotondo -di un per sempre!
È così breve l’inferno, e brevi noi
mortali e persuasi di ogni paradiso.

E di un per sempre

La stupidità tende a una misura

Ci sono respiri che sanno di latte
come i seni gonfi tra le tue labbra
cos’è l’amore, e tu, lo sai dire?
Di presunzione l’averne vendetta.
Quando calcoli l’estremo d’un orlo
si sbuccia il cielo e la luce scolora
candida morte tra te e il tuo buio
s’aggrada stupido il mondo
s’aggrappa ad un sogno e alla vita.

-Mi chiama errore, povero pazzo.

Che cosa darei per abitarti ancora
segnarmi di lacrime – il viso fa pena.
In qualche tempo
srotolerò le mani a sì tanta pochezza
là, dove una moneta brilla falsa.
Non puoi comprarlo il tempo
né il senso che imbruttisce le membra
e voglio queste rughe, le voglio!
Non allontanerò il dolore
-non dimentico, non mi induco.
L’unico cappio che s’erge assoluto
-la verità che disarma
affonda la lama, un taglio netto -è tutto finito.
Prendi pure ciò che ne resta
mi intenerisce anche il disprezzo
gli inetti non sapranno quanto m’hai amata.

La stupidità tende a una misura.

Porta con te ogni cosa
un pomeriggio, un sorriso, il pallore di questa pelle
tutto l’amore che sapevo, e il rimpianto
di non aver capito in tempo. Peccato.

Ora fai presto, ch’è tardi

Vincitori Contest letterario “Radici, impulso e rivoluzione” Seconda Edizione

giuseppecartablog

Vincitori Contest letterario “Radici, impulso e rivoluzione”

Seconda Edizione

Il Contest letterario gratuito di TEATRO e POESIA “Radici, impulso e rivoluzione promosso dall’associazione culturaleMeris in Domue dal centro culturaleNAI per poter offrire agli scrittori e ai lettori l’occasione di giocare ad un TEATRO VERACE senza gare, timoni e timori e per far conoscere la nuova pubblicazione di giuseppe carta,Radici, impulso e rivoluzioneedizione liberaYoucanprint

20160407_145923Il regolamento parlava chiaro: la fantasia, la voglia di divertirsi e di sentirsi vivi erano il requisito che avrebbe permesso agli autori di “prevalere“, orrore di PAROLA quando si tratta di sentimento letterario.                                                                              …

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Nel tuo -Ti amo

Ho una vita gravida sulla lingua
il bisogno d’un perdono e un istante desolato
-il giudizio, è una pena da scontare in ogni caso
nell’apparire eterno di un destino greve, nel tuo -Ti amo.
Nell’insoluto di un giorno, la nostra impazienza
e la speranza di un per sempre. E s’acqueta il cuore
quando lo sguardo incrocia le nostre traiettorie
e l’urgenza sconvolge e s’appropria della carne
nella misura incontrollabile dell’estensione d’un’essenza
la miseria di alcune parole si dissolve, così come il senso
laddove il nostro sangue è -unione- il resto è nulla

Salvami una sola volta

Tesse oltre la trama e un’angoscia dolce riposa
e tra le braccia mie s’adagia una vita bambina.
Se consoli la tua strada, risorgi fiore al sole
chiarisci d’azzurro l’alba e sorprendi il sentire.
Sveglia le onde del mare, il nero di un abisso divino
dove la vita sfolgora nascosta di cristallo
e s’avvede splendida dopo ogni segreto.
Era nel limpido di un limbo
che i sogni trascinavano il silenzio, ordinati
s’adagiavano al vento che tutto può senz’ascolto.
Voglio le verità che scivolano forti e fanno male
in mani piegate e sanguinanti di un popolo diviso dalle parti
mentre i capelli si liberano dalle tue dita e io
mi libero dalla morte e dalla vergognosa mediocrità.
Salvami una sola volta e poi lasciami al castigo
Dio sarà clemente sa risparmiare, dicono.
E io sarò là, per pagare il mio debito comunque
poiché la paura rende viscidi
Egli sarà fiero di me e della mia carne
Gli renderò così i peccati dell’anima nuda.
Il cielo copre ogni piaga e una croce di lacrime
come pioggia laverà le mie strade
dove una tomba affossa e rende fango alla terra
seppellirò il mio dono quando sarà il momento
e lungo i fianchi sentirò la carezza
di tutto ciò che non è stato, perdono

PO-E-SI-A MUORE TRA TRE CAZZONI

Poiesis

Ancor m’inchino signor menestrello
raccontandole di stelle e di lune
come fosser di più rare fortune
ignorandone di questo e di quello.

Ma leggendone d’amaro bordello
dissacrato già di tutte le Rune
inorridendo di fronte ad alcune
non poesie, sol magro brandello.

In sostanza il che vorrei poter dire
che se l’amore fa rima col cuore
non c’è misura ch’imponga rumore
e non bisogna per forza soffrire.

Po-e-si-a, muore tra tre cazzoni
inabilità, ovvietà e frustrazioni

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Folle, come una Taranta

L’alba porta in sé l’acre odore dell’inchiostro
un senso selvaggio
nel seno di un verso rubato ai frangenti delle notti
piegate dal preludio di un’estensione vermiglia là
dove nacqui, tra acque del mare e cieli ribelli
su terre sincere, forti
tra il buono del pane, il nero dell’uva, l’olio dorato, il sole.
Folle, come una Taranta, in una danza che estenua il cuore
furiosa, penetrante, sensuale, scaltra, come il tramonto più bello.
La musica, s’innalza indomabile, dilatata e velenosa come tramontana
il buio della notte contro ogni assenza
l’essenza, un fuoco che brucia dentro
la perdizione, il talento, la vita sporca d’amore
una radice arcaica, quercia maestosa.
Tormento tra le labbra il tuo sapore
qual inno di un arcobaleno
trafitto dai silenzi azzurri del cielo, e la notte
una scollatura di baci vertiginosi la luna.
– Sei la Mia donna- io, la Tua scelta-
Tra clamore e meraviglia
audaci funamboli noi, stringiamo la vita tra i pugni
l’asse, l’adrenalina portentosa, che separa sottile
l’equilibrio dalla morte